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Dieci momenti chiave in cui Papa Leone XIV ha ribadito la vocazione cristiana a prendersi cura della nostra casa comune

Posted 26 February 2026

Fin dai primi mesi del suo pontificato, Sua Santità Leone XIV ha posto la cura del creato al centro del discepolato cristiano. Lungi dal trattare l’ecologia come una preoccupazione secondaria o “tematica”, Papa Leone XIV l’ha costantemente presentata come una vocazione spirituale, morale ed ecclesiale, profondamente radicata nella Scrittura, nella dottrina sociale cattolica e nel vissuto dei poveri.

Proseguendo in continuità con la Laudato Si’, Papa Leone XIV ha iniziato ad esporre un chiaro orientamento teologico per la Chiesa: la pace duratura è inseparabile dalla cura del creato e la fede autentica richiede un processo continuo di conversione ecologica. 

Di seguito sono riportati dieci momenti iniziali del primo mese del pontificato di Papa Leone XIV che illuminano le fondamenta che sta gettando, segni di una visione ancora in corso, ma che già modella il modo in cui la Chiesa può riconoscere il suo cammino in avanti.

1. Una missione inscritta nella creazione stessa

Celebrando la Messa per la Cura del Creato presso il Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo, il Papa ha ricordato ai fedeli che la responsabilità ecologica non è un accessorio facoltativo della vita cristiana, ma scaturisce direttamente dalla nostra identità di creature:

“La nostra missione di custodire il creato, di portarvi pace e riconciliazione, è la sua stessa missione: la missione che il Signore ci ha affidato”.
— Omelia per la Cura del Creato, 9 luglio 2025

Inquadrando la cura del creato come missione, Papa Leone XIV colloca l’ecologia nel linguaggio della chiamata, della risposta e della fedeltà, piuttosto che unicamente dell’attivismo o della gestione ambientale.

2. Creature tra le creature, non padroni di tutto

All’inaugurazione del Borgo Laudato Si’, il Papa ha offerto una delle sue dichiarazioni più chiare sul rapporto tra l’umanità e il resto del creato: 

“Siamo creature tra le creature, non creatori.”
— Omelia, Borgo Laudato Si’, 5 settembre 2025


Questa affermazione sfida i presupposti culturali profondamente radicati di dominio e controllo tecnocratico. La dignità umana, insiste il Papa, non viene sminuita riconoscendo i limiti; piuttosto, si appaga attraverso la responsabilità e la moderazione.

3. Pace, giustizia ed ecologia: un unico orizzonte

Rivolgendosi alla comunità internazionale durante la COP30 a Belém, in Brasile, il Papa ha tracciato una linea diretta tra il degrado ecologico e l’instabilità globale:

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
— Messaggio alla COP30, novembre 2025

In un mondo segnato da conflitti armati, migrazioni forzate e sfruttamento delle risorse, Papa Leone XIV avverte che gli sforzi di pace isolati dalla responsabilità ecologica rimangono fragili e incompleti.

4. La crisi ecologica come crisi morale

Durante lo stesso messaggio, il Papa ha esplicitamente respinto l’idea che la crisi ecologica possa essere risolta solo con soluzioni tecniche:

“La crisi ecologica “è una questione morale”… che rivela l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà.”
— Messaggio alla COP30, novembre 2025

Facendo eco ai precedenti insegnamenti papali, ha sottolineato che le politiche, le tecnologie e gli strumenti finanziari devono essere accompagnati dalla conversione dei cuori, degli stili di vita e delle istituzioni.

5. Solidarietà scritta nel terreno

Per Papa Leone XIV, la cura del creato è inseparabile dalla cura dei poveri:

“La cura del creato diventa un’espressione di umanità e solidarietà”.
— Messaggio alla COP30, novembre 2025

La distruzione ambientale, osserva, colpisce in modo sproporzionato coloro che vi hanno contribuito meno. La conversione ecologica, quindi, è anche un atto di giustizia e fraternità.

6. Quando la speranza diventa conversione

Rivolgendosi ai partecipanti alla Raising Hope Conference che segna il decimo anniversario della Laudato Si’, Leone XIV ha chiarito che la Chiesa è entrata in una nuova fase del suo cammino ecologico, che va decisamente oltre la riflessione verso la trasformazione vissuta:

“Ora è più importante che mai tornare al cuore… È solo tornando al cuore che può avvenire una vera conversione ecologica. Dobbiamo passare dalla raccolta dei dati alla cura”.
— Discorso alla Raising Hope Conference, Centro Mariapoli (Castel Gandolfo), 1 ottobre 2025

In questa luce, Raising Hope non è uno slogan ma un processo spirituale ed ecclesiale. La speranza sorge quando la preoccupazione ecologica diventa personale e comunitaria, quando la fede plasma le scelte concrete e quando la cura del creato è integrata negli stili di vita, nelle istituzioni e nelle relazioni. 

Fotografia: Cristian Gennari

Come ha affermato il Papa, la conversione ecologica è inseparabile dalla conversione interiore: trasforma il modo in cui ci relazioniamo con Dio, con gli altri, con la natura e con noi stessi, ancorando l’ecologia integrale alla fonte più profonda della vita cristiana.

7. Un appello alla responsabilità ecclesiale

Nel suo messaggio ai vescovi del Madagascar, Papa Leone XIV si è rivolto direttamente alla leadership della Chiesa:

“La cura della nostra casa comune è parte integrante della vostra missione profetica. Prendetevi cura della creazione che piange e insegnate ai vostri fedeli l’arte di proteggerla con giustizia e pace.”
— Messaggio ai Vescovi del Madagascar, 16 giugno 2025

Questa affermazione rafforza l’idea che le diocesi, le congregazioni e le istituzioni cattoliche non siano osservatori del cambiamento ecologico, ma agenti di trasformazione, responsabili dell’allineamento della governance, degli investimenti e delle priorità pastorali con l’ecologia integrale.

8. Riconciliazione con Dio e con il creato

Durante l’incontro giubilare con i Rom, i Sinti e le comunità itineranti, il Papa ha inquadrato l’ecologia in termini esplicitamente spirituali:

“…una convivenza più pacifica e più giusta, in armonia con Dio, con la creazione e con gli altri”.
— Discorso giubilare, Roma, 18 ottobre 2025

Qui, la conversione ecologica è presentata come parte della più ampia missione della Chiesa di riconciliazione tra i popoli, le culture e l’intero creato. La conversione ecologica è inseparabile dalla guarigione delle relazioni interrotte tra Dio, le comunità umane e la terra stessa. Cercare la pace ignorando i danni ambientali, specialmente quando colpiscono in modo sproporzionato i popoli emarginati, è presentato come una contraddizione al centro della testimonianza cristiana.

9. I giovani, protagonisti della speranza

Parlando al Consiglio della Gioventù Mediterranea, Papa Leone XIV ha affidato il futuro ecologico alla prossima generazione:

“Voi siete l’“oggi” della nostra speranza per il futuro!”
— Discorso al Consiglio della Gioventù Mediterranea, 5 settembre 2025

Piuttosto che ritrarre i giovani come vittime del collasso ecologico, egli ha affermato il loro ruolo di costruttori di nuovi immaginari sociali, politici ed ecologici. I giovani sono chiamati non solo a protestare contro ciò che è stato rotto, ma a immaginare e costruire nuovi modi di vivere insieme: socialmente, politicamente ed ecologicamente. Così facendo, posiziona i giovani non ai margini della missione ecologica della Chiesa, ma al suo centro.

10. Amare i poveri proteggendo la terra

Infine, nella sua esortazione apostolica Dilexi Te, il Papa ha offerto una sintesi della sua visione sociale ed ecologica:

“Per i cristiani, i poveri non sono una categoria sociologica, ma la stessa “carne” di Cristo.”
— Esortazione Apostolica Dilexi Te, 4 ottobre 2025

Questa frase racchiude una visione fondamentale dell’ecologia integrale: il grido della terra e il grido dei poveri sono la stessa cosa.

Percorrere insieme questo cammino

Attraverso questi insegnamenti, Papa Leone XIV invita la Chiesa ad andare oltre la preoccupazione astratta e muoversi verso una conversione ecologica incarnata, comunitaria e misurabile. La Piattaforma di Iniziative Laudato Si’ esiste proprio per sostenere questo cammino, aiutando diocesi, istituzioni e comunità a tradurre la vocazione in azione, la spiritualità in strutture e la speranza in impegni concreti.

Iscriviti e inizia il cammino

Perché prendersi cura del creato non significa semplicemente proteggere la natura. Si tratta di imparare di nuovo a vivere come popolo di Dio, all’interno del mondo di Dio, per il bene di tutti.